giovedì 15 dicembre 2016

Contro la felicità!

happy

L'industria della felicità, di William Davies
- perché il capitalismo ci ha fatto diventare narcisisti -
di Terry Eagleton

Non c'è dubbio che ciò che tutti vogliono sia la felicità. L'unico problema è in cosa consista essere felice. un problema su cui i pensatori morali non sono mai stati in grado di mettersi d'accordo, e su cui non lo saranno mai. La felicità è un sentimento puramente soggettivo, oppure può essere in qualche modo misurata? Si può essere felici senza saperlo? Si può essere felici soltanto senza saperlo? Qualcuno potrebbe essere completamente infelice, eppure essere ancora convinto di trovarsi in estasi?

Ai giorni nostri, il concetto di felicità si è spostato dalla sfera privata a quella pubblica. Come riferisce William Davies in questa affascinante ricerca, un numero sempre più crescente di aziende impiega funzionari della felicità, come Google che ha creato la figura del "jolly good fellow". Allo stesso modo, potrebbe accadere che la Bank of England prenda in considerazione la possibilità di assumere un giullare. Consulenti specialisti in felicità danno consigli a chi è stato sfrattato a forza dalla propria abitazione su come deve fare ad andare avanti emotivamente. Due anni fa, la British Airways ha sperimentato un "plaid della felicità", il cui colore passava dal rosso al blu non appena il passeggero si rilassava, in modo che il suo livello di soddisfazione potesse diventare visibile agli assistenti di volo. Una nuova droga, il Wellbutrin, promette di alleviare i maggiori sintomi depressivi che insorgono dopo la perdita di una persona cara. Si suppone che potrebbe funzionare in maniera talmente efficace che l'American Psychiatric Association ha stabilito che rimanere infelici per più di due settimane dopo la morte di un altro essere umano potrà essere considearata una malattia mentale. Il lutto è un rischio per il proprio benessere psicologico.

Se si considera la notevole diffusione del malessere spirituale in tutto il mondo, non c'è da meravigliarsi che il concetto di felicità sia stato portato nella sfera pubblica. Circa un terzo degli americani adulti, e quasi la metà degli inglesi, ritengono di trovarsi a volte in uno stato depressivo. Comunque, più di cinquant'anni dopo la scoperta degli antidepressivi, non c'è nessuno che sappia realmente dire come funzionano. L'utilizzo da parte di individui che hanno poco controllo su di essi, può fare aumentare considerevolmente il rischio di infarto. La cosiddetta austerità ha reso le persone più malate e ne ha fatto morire alcune. Nazioni notevolmente differenziate a livello di uguaglianza come il Regno Unito e gli Stati Uniti, hanno problemi di salute mentale assai più grandi rispetto a paesi più egualitari come la Svezia. Si stima che malattie, l'assenteismo ed il "presenzialismo" (andare a lavorare unicamente per essere fisicamente presenti) costino all'economia statunitense fino a 550 miliardi di dollari l'anno.

La felicità è eccellente per gli affari. Un lavoratore allegro è più produttivo del 12%. La scienza dei sentimenti umani - che Davies chiama «la sorveglianza, la gestione ed il governo dei nostri sentimenti» - è quindi una delle forme maggiormente in crescita di conoscenza manipolativa. Come la ricerca di mercato sugli acquisti, che ora fa un uso estensivo di programmi di scanning facciale al fine di registrare gli stati emozionali dei consumatori. I neuroscienziati che fanno ricerca sugli occhi che si illuminano di più, dichiarano che sono sul punto di scoprire un "pulsante compra" nel cervello.

La psicologia è una maniera elegante per distogliere l'attenzione dalle cause sociali. Dopo il collasso economico del 2008, alcuni psicologhi hanno concluso che il problema non erano le banche bensì il cervello. Wall Street si trovava ad essere afflitta dal tipo sbagliato di sostanze neurochimiche. C'era troppo testosterone fra i traders, e troppi banchieri erano fatti di cocaina. Di conseguenza, è stata sviluppata una droga, basandosi su uno scan del cervello dei traders, che promette un miglior processo decisionale. Ciò che conta nel mondo narcisistico del tardo capitalismo non è quello che pensi o che fai, ma come ti senti. E dal momento che non si può argomentare contro il come ci si sente, bisogna che venga convenientemente isolato dal dibattito. Ora, uomini e donne possono gironzolare secondo la modalità di un continuo auto-monitoraggio, usando delle app che tracciano i loro cambiamenti di umore. Il brutale ego dominante del capitalismo vecchio stile ha lasciato il posto alla tenera auto-ossessione per la novità. Una di queste novità è che la consapevolezza a quanto pare può farti impazzire.  

Ciò che emerge dall'analisi di Davies, è che in un certo senso oggi il capitalismo ha incorporato la sua propria critica. Tutto quello che prima il sistema era solito guardare con sospetto - sentimenti, amicizia, creatività, responsabilità morale - è stato ormai cooptato al fine di massimizzare i profitti. Un autore è arrivato perfino a sostenere che potrebbe essere il caso di dare gratis alcuni prodotti, in modo da poter così creare un legame più stretto con il consumatore. Alcuni imprenditori hanno cominciato ad elargire ai loro staff degli incrementi salariali sotto forma di dono, con la speranza di sollecitare gratitudine, e quindi un maggiore sforzo. Sembra che non ci sia niente che non possa essere strumentalizzato.
Tuttavia, il senso della felicità risiede nel fatto che è un fine in sé, e non un mezzo per il potere, la ricchezza e lo status.
Per tutta la tradizione del pensiero etico che va da Aristotele e Tommaso d'Aquino a Hegel e Marx, l'auto-realizzazione umana scaturisce dalla pratica della virtù, e questo avviene esclusivamente di per sé. Il come essere felice, è il problema principale che si pone l'etica, ma il "Perché essere felice?" non è una domanda cui l'etica può rispondere.

La medesima tradizione di pensiero si rifiuta di separare la felicità dalle circostanze materiali in cui si trova. Uomini e donne possono prosperare solo in determinate condizioni sociali. La felicità è legata alla nostra attività, piuttosto che essere uno stato mentale privato. Siamo agenti pratici, non stati di coscienza ambulanti. Uno schiavo che viene picchiato a sangue regolarmente può affermare di essere beatamente contento, ma ciò avviene probabilmente perché non conosce un'altra situazione. In tal senso, la felicità non è un affare del tutto soggettivo. Puoi credere di essere felice, ed essere vittima di un auto-inganno. Non è in ogni caso qualcosa di oggettivo, nel senso che non è una macchia di sostanza nel cervello, come sembrano immaginare alcuni neuroscienziati. Ciò che dimenticano, come afferma Davies, è il fatto che i "processi mentali" sono legati alle azione degli esseri umani inseriti in relazioni sociali, guidati da scopi ed intenzioni che devono essere interpretati.

Per i ricercatori di mercato e per i psicologhi aziendali, la felicità è questione di sentirsi bene. Ma sembra che milioni di individui non si sentano per niente bene, ed è improbabile che si lascino persuadere a fare uso di tecnologie di controllo mentale che li inducano a lavorare più duramente e a consumare di più. Non puoi essere veramente felice se sei vittima di un'ingiustizia o di sfruttamento, cosa che i tecnici della gioia tendono a trascurare. È questo il motivo per cui, quando Aristotele parla di scienza del benessere, gli dà il nome di politica. Questo punto è di scarso interesse per i neuroscienziati, per i guru della pubblicità e per i mercanti di consapevolezza, ed è questo il motivo per cui tanta parte del loro lavoro è spettacolarmente fuori da questo punto.

- Terry Eagleton - Pubblicato su The Guardian del 3 agosto 2016 -

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