martedì 1 dicembre 2015

L'effetto valanga e la teoria della pulizia

pulizia

Il Capitale e la Storia
- di Robert Kurz -

La fiducia nel capitalismo sembra incrollabile, anche a sinistra. Come l'Araba Fenice, esso rinascerà dalle ceneri di tutte le crisi e darà inizio ad una nuova ripresa. Tuttavia, non si può più negare che attialmente ci troviamo a fare i conti con una caduta storica. Una nuova crisi economica mondiale, con conseguenze imprevedibili, è all'ordine del giorno della storia. Ma, nonostante tutto, la domanda generale è una sola: Quando finirà la crisi? Che capitalismo ci sarà dopo la crisi? Quest'aspettativa si nutre del fatto che il capitalismo viene inteso come "l'eterno ritorno dello stesso". I meccanismi fondamentali della valorizzazione rimangono sempre gli stessi. E' vero che ci sono rivoluzioni tecnologiche, convulsioni sociali, cambiamenti nei "rapporti di forza" e nuovi poteri egemonici. Ma tutto questo è soltanto una superficiale "storia degli "eventi", un eterno salire e scendere di cicli. In tale prospettiva, la crisi è meramente funzionale al capitalismo. Porta a far "pulizia", dal momento che svalorizza il capitale in eccesso. In questo modo, si apre la strada ai nuovi processi di accumulazione.

Questo tipo di comprensione, non prende sul serio la dinamica interna del capitalismo. Ma esiste anche una visione diversa, secondo la quale la valorizzazione ha luogo realmente soltanto in una dinamica storica di sviluppo crescente delle forze produttive. Non si tratta solo di cambiamenti tecnologici, ma anche di stabilire nuove condizioni di valorizzazione. E' per questo che  il capitalismo non è "l'eterno ritorno dello stesso", ma un processo storico irreversibile che porta ad un punto culminante, dal momento che nel corso della storia interna del capitalismo le possibilità di valorizzazione si restringono sempre più. La forza motrice è la liberazione della forza lavoro, che viene resa sempre più superflua per mezzo degli aggregati tecno-scientifici. Tuttavia, il lavoro costituisce la sostanza del capitale, in quanto solo esso produce plusvalore reale. Il capitalismo può solo compensare questa contraddizione interna attraverso un'espansione del sistema creditizio, ossia, attraverso l'anticipazione del plusvalore futuro. Questo sistema di effetto valanga, incontra però dei limiti, nel momento in cui si estende troppo lontano nel futuro. Da questo punto di vista, le crisi non hanno soltanto una "funzione di pulizia", ma si aggravano storicamente sempre più e portano a sbattere contro una barriera interna alla valorizzazione.

Ora, è questione di sapere quale sia lo stato della nuova crisi economica mondiale. I rappresentanti della seconda opinione sono accusati di voler solo aspettare la fine del capitalismo. Ma la barriera interna non sostituisce l'emancipazione sociale; al contrario, avrebbe solo l'effetto di sprofondare la società mondiale nel caos. Assai di più, si potrebbero accusare i rappresentanti della prima opinione del fatto che, semmai, sono loro a pretendere di aspettare ingenuamente che il capitalismo venga rilanciato, dopo la "pulizia". Ed è questa la speranza che molti esponenti della sinistra condividono con le élite dominanti. Ma cosa accadrà se la situazione non si comporta in questo modo? Se non potrà essere determinato alcun nuovo potenziale di valorizzazione reale, allora la teoria della "pulizia" rimarrà soltanto una formula vuota. Una nuova produzione, basata sul lavoro intensivo, non è all'orizzonte. La posizione generale di aspettativa potrebbe avere un cattivo risveglio. Allora la questione sarebbe: che cosa viene dopo il capitalismo? La mera nazionalizzazione delle categorie capitaliste non è più un'opzione, in quanto ormai fa solo parte della storia. Se questa crisi dev'essere risolta dal punto di vista della civiltà, allora forse sarebbe necessario qualcosa di più che aspettare la prossima ripresa!

- Robert Kurz - Pubblicato su Neues Deutschland, Berlino, del 24/4/2009

fonte: EXIT!

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