mercoledì 18 marzo 2015

I barbari sulla BMW X5

isis

Quella che segue, è la sintesi di due testi di Thomasz Konicz, realizzata da "Les Amis de Némésis" con lo scopo di segnalare l'articolo "Il mondo nella guerra civile", sempre dello stesso autore, insieme alla pubblicazione, in Germania, del libro "Zusammen Bruch der peripherie", scritto da Gerd Bedszent, un altro collaboratore della rivista "Exit!".
Sia Bedszent che Konicz, sono collaboratori di Exit! che si interessano soprattutto di questioni geopolitiche nel capitalismo di crisi, sulla base della Critica della Dissociazione-Valore, formatasi soprattutto intorno all'opera di Robert Kurz (1943-2012). Su questa tematica, Kurz ha pubblicato un testo che costituisce la base teorica delle numerose analisi geopolitiche che sono state svolte a partire dagli strumenti concettuali della Critica della Dissociazione-Valore: Weltordnungskrieg [La guerra per l’ordine mondiale], Bad Honnef 2003. Una presentazione parziale delle sue tesi, può essere letta in "Imperialismo di crisi: 6 Tesi sopra il carattere delle nuove guerre per l'ordine mondiale". Sullo stesso tema, è consigliabile anche la lettura di "La pulsione di morte della concorrenza", sempre di Kurz, sull'ideologia di crisi islamista postmoderna. Per completezza, va segnalato che dopo gli attentati del gennaio 2015, in Francia, il gruppo Krisis ha pubblicato un importante dossier, "Zur kritik des Islamismus und des westlichen Kulturkämpfertums".

Stato Islamico Inc.
- Sintesi di due testi di Thomasz Konicz -
de Les Amis de Némésis

Un nuovo membro del gruppo Exit! ha pubblicato due articoli assai interessanti sullo Stato islamico. L'autore, Tomasz Konicz, è un giornalista indipendente di origine polacca. Quella che segue è una traduzione condensata di questi due testi. Il primo articolo, dal titolo "Geschäftsfeld : Barbarei (Campo di attività: Barbarie)", pubblicato nel gennaio del 2015 sul Blog di Konicz, consiste di 12 pagine, mentre il secondo, pubblicato il 1° ottobre 2014 sul sito di Exit!, si intitola " Globalisierte Barbarei – ein Versuch, das Phänomen ‘‘Islamischer Staat’’ zu begreifen" (La barbarie globalizzata - un tentativo di comprendere il fenomeno "Stato Islamico").

Thomasz Konicz, « Campo di attività : la barbarie »

Cominciamo con il primo articolo. Secondo la stampa britannica (Telegraph et Financial Times), l'Esercito Islamico agisce come una "Impresa multinazionale", con un grado di precisione comparabile alla contabilità tenuta da un gruppo industriale. In effetti, l'Esercito Islamico prepara ogni anno un bilancio dettagliato (una brochure su carta patinata) che elenca i progressi fatti nella sua campagna di terrore. La direttrice del centro di ricerca americano, Istituto per lo Studio della Guerra, Jessica Lewis, ha, per esempio, dichiarato al Telegraph: "Hanno un piano di affari e la loro attività primaria consiste nell'espansione della conquista" [1]. I due quotidiani britannici si riferiscono ad un'analisi dell'Istituto per lo Studio della Guerra, che è molto interessato ai bilanci annuali - denominati "al-Naba" - dell'Esercito Islamico, per l'esercizio 2012 e 2013 [2].
Come avviene per le imprese, il bilancio è essenzialmente una presentazione criptata. Rappresentazioni professionali realizzate con la computer grafica, in tutto e per tutto paragonabili alle presentazioni che girano nei dipartimenti delle pubbliche relazioni dei gruppi industriali occidentali, che illustrano il progresso militare dell'Esercito Islamico. Il lettore interessato potrà così apprendere che nel corso dell'esercizio 2013 (anno contabile che va dal novembre 2012 al novembre 2013) il numero di azioni militari intraprese in Iraq ammonta a 7.681, di cui 1083 assassinati, 607 attacchi con i mortai, 1.015 attacchi con esplosivi contro edifici e luoghi di culto degli "infedeli", 537 esplosioni di vetture e 238 attentati suicidi (più precisamente, 160 con dei gilet-suicidi, 78 con dei veicoli). La precisione diminuisce quando si tratta di individuare gli "Sciiti espulsi" e gli "infedeli convertiti" (per ciascuna categoria, "più di 100"). Per quel che riguarda l'equipaggiamento militare dell'Esercito Islamico, si può apprendere che nel 2013 disponeva di 887 bazooka, 359 mortai e 633 armi da fuoco [3]. I commentatori dell'Istituto per lo Studio della Guerra pensano che la pubblicazione di questi bilanci serva a dimostrare l'efficacia dell'Esercito Islamico e a trovare nuovi sponsor finanziari.Qui, come negli affari in generale, bisogna preservare il buonumore degli azionisti, presentando loro dei buoni risultati. Questi azionisti sarebbero, prevalentemente, ricchi uomini d'affari provenienti dai dispotismi del Golfo, abituati alle brochure patinate che parlino loro specificamente del petrolio, o dell'energia in generale.
Un esperto tedesco, Michael Lüders, parla della posizione molto ambivalente dell'Arabia Saudita nei confronti dell'Esercito Islamico. Il regime saudita non sostiene direttamente l'Esercito Islamico, ma lascia che lo facciano delle ricchissime personalità del paese. Le proporzioni non si conoscono bene. Ed altri Stati del Golfo agiscono alla stessa maniera. Tutti questi finanziatori vedono nell'Esercito Islamico un baluardo contro gli Sciiti e soprattutto contro l'Iran. Una parte delle fortune realizzate per mezzo del petrolio, che serve a mantenere il delirio automobilistico nei paesi occidentali, finisce nelle casse delle milizie terroristiche che agiscono nelle periferie decomposte dell'Arabia. Il denaro del petrolio si riconverte in teste tagliate o in gole sgozzate, in popolazioni esiliate, in mani tagliate, in terrorismo presentato come un esercizio di virtù, in edifici, chiese e moschee fatte saltare, in donne violentate ed in bambini ridotti in schiavitù. Gli investimenti effettuati dai dispotici teocrati del Golfo, sono stati redditizi se si considera la presa di Mosul e l'occupazione di larghe parti dell'Iraq e della Siria. L'Esercito Islamico è diventata l'organizzazione terrorista più ricca del mondo. Solo impadronendosi della banca centrale di Mosul, l'Esercito Islamico si è arricchito di circa 425 milioni di dollari USA. Se li aggiungiamo al suo attivo, dell'ordine di 875 milioni di dollari USA ed altri beni sequestrati nel corso dell'occupazione militare, la fortuna di quest'organizzazione dovrebbe ammontare a circa 2 miliardi di dollari USA. L'Esercito Islamico pratica una politica di saccheggio in tutta la regione del Tigri e dell'Eufrate, che è stata la culla della civiltà. Le milizie esplorano i musei e i siti archeologici per prelevarne gli oggetti di valore, che poi commercializzano nel mercato nero, creando un fatturato di dozzine di milioni di dollari. Il saccheggio di un solo sito di scavi archeologici in Siria, si ritiene che abbia fruttato 36 milioni di dollari. Ma l'Esercito Islamico controlla soprattutto i giacimenti di petrolio in Siria ed in Iraq, traendone un consistente reddito. In queste regioni prospera la criminalità organizzata, la mafia dopo tutto non è altro che un'impresa che si muove sul terreno illegale (stupefacenti, armi, contratti di omicidio, rapimenti, traffico umano, ecc., commerci ai quali vanno aggiunti la percezione di una "imposta" di protezione, le rapine in banche ed il riciclaggio di denaro). Il confine fra criminali mafiosi ed islamisti è inesistente. La rivista Foreign Policy ha stabilito che i redditi provenienti da attività criminali, oltrepassano oramai tutte le altre fonti finanziarie. Le riserve in contanti risultanti dalle attività mafiose, sarebbero dell'ordine di 500 milioni di dollari. Il New York Times ha parlato di "commercializzazione" delle reti terroristiche islamiste, originate dal traffico di eroina dei talebani.
Al-Qaeda nel Maghreb, Boko Haram in Nigeria, o le milizie somale Al-Shabbaab, sono delle imprese sempre più redditizie. Quest'orientamento delle milizie integraliste verso l'accumulazione di profitto ha conferito a tali organismi "una nuova strada", un polo di attrazione per i poveri del mondo intero. E' diventato possibile acquisire da zero un vero e proprio esercito. In Ucraina, un miliziano guadagna 1.000 dollari USA al mese. In Medio Oriente, tenuto conto del gradi di miseria esistente, questo salario precipita a 600 dollari al mese. Un reddito di 425 milioni di dollari, può quindi garantire all'Esercito Islamico un anno di attività con 60 mila combattenti. La formazione di tutto questo pone sempre meno problemi in quanto, alla fine, interi reggimenti di mercenari esperti affluiscono da altri paesi verso uno Stato islamico dotato di simili risorse. Per numerosi giovani emarginati della regione, l'unica prospettiva per sfuggire alla miseria e alla fame è quella di "fare carriera" nei ranghi dell'Esercito Islamico. Si è sentito parlare di giovani delle banlieu di Istambul che si sono uniti all'Esercito Islamico per 400 dollari al mese. I combattenti dell'Esercito Islamico vengono considerati ricchi, e la prospettiva di guidare una BMW X5 è spesso più attraente che andare nel paradiso di Allah. Più di un terzo dei combattenti è stato reclutato al di fuori dei paesi in guerra. Un terrorista arrestato nel Kurdistan siriano ha parlato di un flusso permanente di jihadisti provenienti da tutto il mondo, reclutati attraverso una vasta campagna pubblicitaria ("un sacco di inglesi, di persone venute dall'Asia, dall'Europa e dall'America").
L'Esercito Islamico costituisce, per così dire, un prodotto collaterale barbaro della globalizzazione capitalista in crisi. Non si tratta più di un movimento insurrezionale autoctono, tradizionalista ed emanazione delle tribù locali, bensì di un esercito d'occupazione globalizzato, che si dispiega nelle regioni socialmente, economicamente e politicamente collassate. Ciò perché l'Esercito Islamico massacra non solo gli "infedeli", ma anche i sunniti che rifiutano l'occupazione. Per esempio, l'Esercito Islamico ha interamente sterminato un gruppo sunnita di circa 700 persone, in Siria orientale a metà agosto del 2014, perché i capi di questa tribù avevano rifiutato di sottomettersi al nuovo califfato.

isis2

L’autore riconosce all'Esercito Islamico una struttura efficace di comando, un'organizzazione militare potente, un certo talento nella sua politica di pubbliche relazioni (la gestione del terrore in diretta), dei reali successi nel reclutamento, il senso di una gestione snella (localmente viene conservato il comando dei gruppi integrati). L'autore crede di individuare una differenza fra i grandi gruppi industriali che svolgono la loro attività (e le distruzioni a questa correlate) per produrre del profitto, mentre l'Esercito Islamico accumula capitale in vista delle distruzioni, e vede in questa originalità dell'Esercito Islamico "il diventare-manifesto della tendenza autodistruttiva inerente al capitalismo" [4]. Konicz ritiene che l'obiettivo dell'Esercito Islamico sia quello di sopprimere tutti gli "infedeli", allo stesso modo in cui i nazisti intendevano sopprimere i "sotto-uomini non ariani" (ebrei, bolscevichi, slavi, zingari, omosessuali) e che le due organizzazioni utilizzano i mezzi più moderni e l'efficacia industriale per attuare questo fine arcaico [5]. Secondo Konicz, "l'industria terrorista, istituita dall'Esercito Islamico, riflette l'irrazionalità della crisi della socializzazione capitalista” [6]. Secondo Al Jazeera, il successo dell'Esercito Islamico ormai genera dei fenomeni mimetici nel Sud Est dell'Asia (nelle Filippine, con Abou Sayyaf). In Nigeria ed in Camerun il gruppo Boko Haram vuole instaurare un califfato africano ed occupa un territorio delle dimensioni dell'Irlanda.
Lo sviluppo degli eserciti terroristi fornisce la prova inconfutabile del fallimento delle guerre "contro il terrorismo" da partr degli Occidentali. Tali guerre non sopprimono il nemico, ma lo moltiplicano. Tutti questi mercenari, provenienti da paesi più diversi, generalmente non possono rientrare nei loro paesi d'origine, e considerano la "guerra santa" come la loro nuova patria. Il serbatoio di reclutamento è immenso, in tutte le aree povere del terzo mondo ma anche dei paesi occidentali. Uno studio dell'Ufficio di Protezione della Costituzione ha stabilito, sulla base di 400 islamisti attivi provenienti dalla Germania, che la maggioranza dei convertiti alla jihad sono degli emarginati, fra loro solo il 12% aveva un'attività professionale stabile, mentre la più parte viveva a livello di reddito minimo. Soltanto il 6% di loro aveva avuto una formazione professionale, ed il 2% aveva fatto degli studi superiori. Un terzo aveva precedenti penali, di solito legati alla piccola criminalità abituale nei ghetti. Soltanto nel 23% dei casi, i genitori di questi individui erano seguaci di un Islam fondamentalista. L'esempio più emblematico è quello di Denis Cuspert, vecchio piccolo malvivente delle banlieu diventato prima rapper e poi combattente di Allah, infine membro delle sfere dirigenti dell'Esercito Islamico. Il reclutamento di jihadisti non avviene negli ambienti più tradizionali dell'Islam, ma fra delinquenti che non si interessano di religione, e la cui "conversione" avviene con un grande sconvolgimento emotivo, dovuto al fatto che non si sentivano di far parte della società occidentale e che si scoprono, tutt'ad un tratto, un'identità collettiva. La vocazione jihadista appare come la risposta disastrosa alla politica di esclusione che colpisce le popolazioni immigrate.
Il razzismo e l'islamismo sono faccia a faccia come due fenomeni simmetrici (particolarmente in Francia, con il successo del Front Nationale). L'islamismo non è altro che una "modifica mascherata religiosamente dell'estremismo di destra, una sorta di fascismo clericale postmoderno e globalizzato". La "razza" viene rimpiazzata da "gli infedeli". Il potere di attrazione identitaria di un tal genere di estremismo è maggiore nei periodi in cui tutto va in pezzi, si cerca di tornare verso un passato idealizzato (e completamente falsificato). La "civiltà occidentale" non può essere il rimedio in quanto è proprio da essa che essudano tanto l'estremismo di destra che l'islamismo. Inoltre, è l'Occidente che ha fabbricato il fondamentalismo islamico militarizzato contro i sovietici, negli anni 1980, e ne ha fatto una parte costante della sua geopolitica. Senza la CIA, cosa sarebbe stato Osama bin Laden? L'Occidente, in quelle regioni, ha come alleato più consistente il regime saudita, il regime fondamentalista più brutale del pianeta, ed ogni lotta contro il jihadismo sostenuta da Riyadh evoca l'apprendista stregone che non controlla più le forze cha ha scatenato. Ma ancor più delle macchinazioni dei servizi sauditi o americani [7], è la crisi devastatrice a fornire alla jihad migliaia di giovani senza prospettiva che accettano il culto di una morte santa.


Thomasz Konicz, "La barbarie globalizzata - un tentativo di comprendere il fenomeno "Stato Islamico"

Ed ora il secondo articolo.

Ancora una volta, la Casa Bianca vuole mettere insieme una coalizione mondiale contro l'Asse del Male. Tre anni di guerra dovrebbero bastare, e la prima campagna include degli attacchi aerei in Siria, così come un budget eccezionale di 550 milioni di dollari. Si tratta al presente di aiutare i "ribelli siriani moderati", dopo aver aiutato, con le monarchie del Golfo, un'opposizione siriana che comprendeva tutta una serie di milizie islamiste, fra cui l'Esercito Islamico. Questi pretesi "moderati" sono in realtà essi stessi diretti da degli islamisti concorrenti dell'Esercito Islamico, come l'alleanza chiamata Fronte Islamico, fortemente legata al gruppo jihadista Al-Nosra. Questi gruppi islamisti emanazione di Al-Qaida cercano di differenziarsi dall'Esercito Islamico, che li ha sconfitti militarmente, e ormai si addestrano in Arabia Saudita. In breve, l'Occidente è di nuovo sul punto di armare degli islamisti contro altri islamisti, sperando così di servire i propri interessi geo-strategici ed abbattere il regime di Assad. La successiva radicalizzazione dei gruppi strumentalizzati è solo questione di tempo. La personalità autoritaria è il profilo comune a fascismo ed islamismo. In tutti e due i casi, si tratta di sottomettersi ad un destino inamovibile, atemporale, in entrambi i casi l'odio nei confronti di colui che non si sottomette (l'infedele, il disoccupato, il marginale, il libero pensatore) esprime la sofferenza di colui che ha deciso di sottomettersi ma non vuole ammettere che il suo feticismo autorizza la mutilazione, in entrambi i casi. I numerosi e terribili abusi sessuali in Medio Oriente ne sono un pesante esempio. Una vita sessuale libera è altrettanto impossibile della fondazione di una famiglia, finché la miseria lo proibisce. Allo stesso tempo, l'imposizione alle donne del velo e di altri rituali, riflette il fallimento completo dei tentativi di occidentalizzazione di questi parsi. Ricordiamo la teoria della critica della dissociazione ed il fatto che il degrado capitalista dell'ordine patriarcale ed agricolo, che è durato secoli in Europa, si presenta brutalmente nei paesi arabi e genera una paura terribile delle donne, e quindi un odio decuplicato contro di esse.


NOTE (de Les Amisi de  Némésis)

[1] - L'espansione per la conquista è una costante della storia, a cominciare dalla guerra condotta dal Profeta, all'inizio dell'Islam. Parimenti, la guerra è sempre stata un'attività razionale ed il suo successo dipende largamente da tale qualità. Quindi non è in questo che necessariamente si distingue l'Esercito Islamico.

[2] - Samuel Laurent, nel suo libro (inventato in fretta e furia) "Lo Stato islamico", si concentra a giusto titolo sulla presenza massiccia dello Stato islamico sui social network, Twitter e Facebook, che assicurano loro una visibilità mondiale, ma non menziona affatto la pubblicazione dei bilanci.

[3] - Cifre che appaiono decisamente ridicole.

[4] - Tale differenza sembra meno evidente: da un lato, l'Esercito Islamico si impegna nelle sue orribili distruzioni solo per meglio accumulare e dominare dei paesi da sfruttare, come ha fatto il nazismo, e, dall'altro lato, il suo mettere le mani sulle risorse (soprattutto petrolifere) può produrre assai bene un rendimento del capitale, diretto o indiretto, per i suoi finanziatori e sponsor.

[5] - Quello che è sicuro, è che nei due casi, questi genocidi hanno effettivamente luogo e vengono proclamati obiettivi supremi: i due aspetti appaiono di colpo perfettamente coerenti; rimane il fatto che, in entrambi i casi, questi massacri rispondono all'esigenza di accaparrarsi le ricchezze degli stranieri che ne vengono così spossessati (gli ebrei erano considerati come stranieri dell'interno) e la "politica" nazista (o islamista) si traduce così in una "economia" di saccheggio.

[6] - La formula rimane ellittica. Noi supponiamo che si tratti di una recessione su scala mondiale della socializzazione per mezzo del lavoro, a cui corrispondono delle forme barbare di socializzazione. In tal caso, la formula si applica altrettanto bene a quei paesi condannati ad una guerra civile ininterrotta, come l'Iraq, la Siria, la Libia, il Libano, l'Afghanistan, lo Yemen, ed alle "zone di non diritto" nei paesi occidentali.

[7] - Questo nuovo esercito in espansione permanente - pronto ad eseguire il lavoro sporco un po' dappertutto, laddove i suoi capi, noti o nascosti, gli dicono di andare a seminare distruzione - è diretto com'è noto da un certo Abu Bakr al-Baghdadi, il cui vero nome è  Ibrahim Awad Ibrahim Ali al-Badri, nativo di Samarra (altre fonti dicono, Fallujah o Diyala) in Iraq. Secondo alcune fonti  (Samuel Laurent, op. cit.), che sono contraddette da altre, sia lui che lo Stato Maggiore che lo circonda (una dozzina di uomini), sarebbero stati fatti prigionieri dagli americano nel 2004, a causa di numerosi crimini commessi già a quell'epoca. Quello di cui venivano accusati, avrebbe quindi giustificato un lungo periodo di detenzione. Ora, questi uomini sarebbero stati tutti liberati in blocco qualche mese più tardi, senza alcun motivo evidente. Perciò, per dei motivi nascosti. Da qui ad immaginare che si sia ripetuta la politica segreta ed assurda che aveva già presieduto alla creazione di Al Qaeda, il passo è breve: instaurare delle organizzazioni criminali per utilizzarle contro un nemico comune (all'epoca, i sovietici in Afghanistan, oggi i regimi iraniano, iracheno e siriano) e per garantirsi una mano messa direttamente sui giacimenti petroliferi. Lasciare che un esercito di criminali distrugga dei paesi interi, dicendosi che al momento giusto verranno rimessi nella loro scatola. Secondo altre fonti, come Wikipedia, le date differiscono  - arrestati nel 2005 e liberati nel 2009 - e si sostiene che al-Baghdadi fosse stato arrestato per errore, e quindi rilasciato senza problemi alla fine dei quattro anni.

fonte: Critique de la dissociation-valeur. Repenser une théorie critique du capitalisme

Nessun commento: