sabato 17 novembre 2012

DNA

DNA

«300 figli e nipoti di rivoluzionari spagnoli si sono riuniti per celebrare il 76° anniversario della rivoluzione spagnola, scoppiata il 19 luglio 1936, dopo il colpo di stato di Franco contro la Repubblica. Molto legati allo spirito anarco-sindacalista che fu il fermento delle prime ore di questa rivoluzione, incominciata con l'appello allo sciopero generale, lanciato dalla CNT e dall'UGT, i figli e le figlie dei rivoluzionari della prima ora continuano oggi a difendere "il vero contenuto sociale della Repubblica".»

Così, un articolo del 23 luglio di quest'anno, intitolato "I rivoluzionari spagnoli ricordano" - sul sito l@dépêche - riferiva a proposito delle celebrazioni, a Tolosa, per il 76° anniversario della rivoluzione spagnola.
L'utilizzo sensazionale di una "formula shock" - così cara al giornalismo - vorrebbe far credere all'esistenza di una qualche sorta di gene ereditario della rivoluzione. Tipo, qualcosa di iscritto nel DNA di alcuni, come il colore degli occhi o come l'emofilia; un po' come per il "sangue blu" dei nobili e dei reali, che verrebbe trasmesso per "diritto divino".
Lo studio della storia, però, così come la conoscenza di quelli che possono essere definiti "vissuti familiari", avrebbe dovuto da tempo insegnarci a diffidare delle apparenze, per quanto possano essere "fraterne" o "rivoluzionarie". C'è un bel libro - di cui bisognerà riparlare -, "Une résurgence anarchiste" di Tomas Ibanez e Salvador Gurucharri, che testimonia a proposito della creazione di alcuni gruppi, all'interno della CNT in esilio, al fine di intensificare la lotta contro lo stato fascista spagnolo - da una parte - ed a proposito delle divisioni, all'interno di una stessa "famiglia" e delle lotte interne per il potere e per il controllo di un organizzazione che aveva la vocazione a diventare "di massa" - dall'altra.
Così come, per quanto riguarda un periodo differente, c'è un altro documento che merita un'attenta lettura: "Ma guerre d'Espagne. Brigades internationales : la fin d'un mythe", di "Sygmunt Stein.

brigadistas
Dopo più di 76 anni, la sola idea di cercare di mettere insieme, in una stessa comunione, gli eredi dei combattenti della Colonna Durruti e quelli della direzione del Movimento Libertario in esilio (sorta di élite, formata da dirigenti senza controllo né mandato, auto-proclamatasi e preoccupata solamente di rimanere su posizioni immobiliste, abbellite da una sorta di demagogia purista, e impegnata a fare tutti quei piccoli aggiustamenti "personali" e "familiari" all'interno dell'organizzazione) non ha più, da tempo, alcuna credibilità.

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