giovedì 5 giugno 2008

maledetti da dio



Non intendevo leggerlo, il libro di Alessandro Bertante, "Al Diavul" (Marsilio Editore). Non intendevo leggerlo per tutta una serie di motivi che hanno fatto sì che Bertante abbia finito per non starmi proprio simpatico, fra il suo pamphlet contro il '68 e le lodi sperticate all'ultimo romanzo del nazista Buttafuoco, la cui cifra stilistica, quando mi ci sono inopinatamente accostato, mi ha fatto a dir poco accapponare la pelle. Insomma, nonostante la trama per me intrigante, "Al Diavul" era un libro cui non intendevo dispormi. Poi, un articolo di Girolamo De Michele, di cui ho grande stima, che arruolava Bertante e questo suo ultimo libro nella schiera anti-stalinista, ha vanificato i miei propositi. E il libro l'ho letto. Devo dire che il "linguaggio nitido ed evocativo" non mi è riuscito di trovarlo, per quanto lo cercassi, in nessuna di almeno duecentoventi pagine di un romanzo di duecentoquaranta.
La prima parte del libro, e del novecento, trascorre avvolticciolata nella ragnatela di un periodare tanto infantile quanto inutilmente retorico. Dai primi anni del secolo, attraverso il piombo del fascismo e fino alla fuga e alla guerra civile spagnola, l'educazione politica dell'improbabile Errico si dispiega in tutta la sua noiosa potenza. Tutto sembra frutto di letture frettolose, se non fatte male. E fra gli innumerevoli sfondoni, è bene citare l'improbabile richiesta di aiuto al partito comunista a Torino, al fine di costituire un reparto di arditi del popolo nel paesello del protagonista. Poi, ahimé, si passa nella Spagna subito prima del 1936, dove vengo informato che l'insurrezione delle Asturie del 1934 avvenne nonostante il crumiraggio degli anarchici che "non mossero un dito. Rimasero a guardare il massacro dei minatori."(sic)
Uno scoop storico quasi degno di un Buttafuoco! Vabbé.
Poi si assiste all'irrestibile carriera del protagonista in attesa delle giornate del luglio 1936, dove si ritaglia un ruolo di protagonista. Oscuro, ma protagonista. Lui è l'uomo nella foto, quello che non sai mai chi è. Ma c'è in tutte le foto! La guerra civile è un po' come tutto il resto, un piatto entusiamo, o una entusiasta piattezza, dove a scandire il tempo è il numero delle volte che Errico fa l'amore con Marisol. Fino all'ultima, quella che segnerà la svolta nelle ultime venti pagine del libro, pagina più, pagina meno. E qui finalmente si cambia registro.
Morta Marisol, uccisa da un cecchino, il romantico protagonista si trasformerà in una sorta di macchina per uccidere. A capo di un manipolo di uomini, in disprezzo di quelli che sono gli ordini, questi "cinque maledetti da Dio" si ritroveranno quasi come se fossero in un libro di Sven Hassell ambientato durante la guerra civile spagnola, a seminare terrore e morte fra i falangisti, fino al tragico e inevitabile epilogo.
Eppure, queste quasi venti pagine (nelle ultime ci sarà l'erede, in pieno stile "Terra e Libertà", a raccogliere un ideale testimone) hanno forza e cifra stilistica e permettono di non rimpiangere l'acquisto.

4 commenti:

boris battaglia ha detto...

arrivo qui passando dall'amico Lega.
Sono a metà del libro. Stavo per piantarlo lì. Adesso mi tocca sopportarmi il fastidio fino a queste finali 20 pagine. Non so se odiarti o ringraziarti.

sciao

BlackBlog francosenia ha detto...

Sono io a ringraziarti!
Stamani ho letto la recensione entusiasta, gridando quasi al capolavoro, che ne fa Genna su carmillaonline, e per un po' mi sono chiesto se aevamo letto due libri diversi; oppure se ero io ad essere un po' prevenuto nei confronti di Bertante. Adesso che leggo che anche tu hai avuto, come me, la tentazione di smettere di leggere, ne sono confortato.

salud

Anonimo ha detto...

da fan di Bowie devo, fra l'altro, notare che la "recensione" di Genna contiene un errore, perchè Bowie non è nato con un occhio viola, ha semplicemente preso un pugno da ragazzino e ha quasi perso l'occhio, che si è mezzo atrofizzato e ha cambiato colore.

BlackBlog francosenia ha detto...

Oltretutto, leggendo il romanzo, la "trovata" dell'occhio non riesce - a mio avviso - ad essere granché funzionale. E poi, alla fine, leggi che gli è stata suggerita dall'editore. Quasi come ci DOVESSE essere un elemento magico a completare il quadro del "genere di romanzo" che poi sarebbe piaciuto a ... Genna!

salud